Cultura, tradizioni e artigianato
a Bosa e in Planargia
vedi anche Bosa

Sardahousing propone in questa zona: ville e appartamenti


Oltre al borgo medievale, la cittadina di Bosa offre diversi spunti interessanti quanto a “passeggiate culturali”.

musei a Bosa

La Casa Deriu, tipico appartamento nobiliare nel corso, ospita mostre permanenti, come quella dedicata a Melkiorre Melis, e itineranti.

Di fronte si possono visitare dal 2001 la permanente dedicata ad Antonio Atza e opere di altri artisti (ad es. Emilio Scherer).

Occasionalmente, sopratutto nel periodo estivo, vengono allestite mostre e manifestazioni artistiche di vario genere anche nella Torre dell'Isola Rossa.

Il Museo Etnografico Stara: raccoglie oggetti, utensili, elementi decorativi e capi d'abbigliamento tipici della storia bosana.

Il Museo delle Conce presenta attrezzature e procedure industriali del l'ottocento nella concia delle pelli.


Artigianato

I Bosani hanno saputo conservare ed elaborare le antiche tradizioni dell'artigianato artistico popolare e sono ancora capaci di rivivere con spiccato senso di ironia un passato carico di speranza e nostalgia.

Il filet è l'attività che le donne di Bosa si tramandano da generazioni sull'uscio di casa.
Inventato dapprima per le reti dei pescatori, il punto venne poi impiegato per un pizzo al telaio. La delicatezza dei raffinati disegni rimanda ai ginecei dei primi monasteri, alle stanze femminili del castello, agli harem delle corti saracene; pavonesse e colombi, tralci di vite e grappoli d'uva provengono dalla simbologia religiosa dei monaci bizantini.

Le fasi del lavoro al telaio e la preparazione di "su randadu" si possono osservare “dal vivo” nei vicoli del centro storico, dove spesso le donne ricamano in gruppo.

Introdotto dai Fenici, l’uso di argento, oro, corallo e pietre preziose per creare gioielli belli e fastosi ebbe un forte impulso con gli spagnoli, che introdussero nell'isola la lavorazione "a filigrana".
"Sos mastros de oro" di Bosa (noti anche come "ragni della filigran") producono con grande maestria sia gioielli tradizionali (bottoni, anelli, collane, gancere ed amuleti), che monili di assoluta modernità che uniscono i disegni antichi alle tendenze più attuali.

La lavorazione del corallo a Bosa risale al 1200, anno in cui i marsigliesi ottennero il privilegio di libertà di pesca e franchigia in perpetuo. Oggi i sommozzatori si spingono oltre i 100 m. per raccogliere il materiale che viene lavorato sia in pezzi scultorei unici, che in artistici gioielli.

Anche l'arte dell'intreccio è di antica tradizione e produce in tutta la Planargia cestini, canestri e corbule realizzati con steli intrecciati di asfodelo, lentischio, mirto e palma nana.


Gastronomia
è uno degli aspetti più interessanti della tradizione cittadina. La cucina bosana, a base di pesce, è molto ricca e varia:

dagli antipasti di mare, tra i quali è noto "s'azada", con razza ("s'iscritta") e gattuccio (“baldolos), all'aragosta, unica per la particolare pastura lungo le coste, a piatti tipici come la zuppa d'astice, più volte premiata a livello nazionale.

Malvasia di Bosa DOC
La produzione è molto limitata, ma sicuramente è tra i vini più pregiati d'Italia. Per la sua particolarità può essere consumato sia giovane che invecchiato. Ottimo con i dolci oppure a fine pasto. Eccellente vino da conversazione e da meditazione.

Ogni festività ha anche il suo dolce caratteristico: sas frisciolas longas, sa pasta violada e sos kulinzones de mendula (mandorle) per Carnevale; sas kasadinas (con formaggio ovino o vaccino e uvetta) e sas tilikkas (con ripieno di sapa o mandorle e miele); sos pabassinos (con mandorle e noci tritate e uvetta) e sos santos de tukkaru, per la festa di Ognissanti.

Come in tutta la Sardegna, anche a Bosa si produce una grande varietà di pani, da quelle "quotidiane" (sos tundos, sas kovattsas, su bistokku, sas paltsidas) a quelle elaborate per le ricorrenze solenni. 

Per le feste pasquali, ad es., si modellano forme dedicate alla Passione di Cristo (sa rughe, sa corona, s'iskala), oppure (per Paska 'e aprile) un tipo di pane solo per i bambini (sos kokkorrois kun s'ou).


Tradizioni
Le tradizioni e la cultura popolare bosana sono occasione di festa per tutto l’anno, ma alcuni appuntamenti meritano una menzione particolare.
A cominciare dal “karrasegare” di Bosa, uno dei più antichi e famosi carnevali dell'isola. I giorni più significativi della festa erano, e sono, compresi tra la settimana che precede quella del giovedì grasso e l’ultimo giorno del Carnevale.

La mattina e la sera del giovedì, gruppi in maschera (spesso estemporanea) girano per la città cantando "muttettus a trallallera" e chiedendo e ricevendo in cambio "sa palte ‘e cantare", derrate alimentari di ogni genere, buone per l’allegro cenone.
 Da qualche anno, alla sera del sabato che precede il martedì grasso viene organizzata, nella via Carmine, ai piedi del rione "sa costa", la "Festa delle Cantine" con vini e pietanze offerte dai proprietari.

La domenica mattina proseguono le degustazioni di pesce e frittelle accompagnate dalle salaci canzoni, composte per ogni Carnevale: oggetto di scherno sono gli autori di gesti esecrandi nel corso dell’anno e spesso i bersagli delle frecciate in versi sono gli amministratori.

Il martedì grasso, culmine dei festeggiamenti, inizia alla mattina con il lamento funebre (s’attittidu): con il tradizionale costume per il lutto (gonna lunga, corsetto e ampio scialle nero), le maschere portano in braccio una bambola di stracci, o simile (spesso con qualche riferimento erotico) e con voce in falsetto salmodiano un lamento (”s’attittidu”) chiedendo “unu tikkirigheddu de latte” (un goccio di latte) per il bambino abbandonato dalla madre, preda dei bagordi del Carnevale.

La notte del martedì tutti indossano la tradizionale maschera bianca (solitamente un lenzuolo per mantello e una federa per cappuccio) e vanno a cercare il “giolzi moro”, simbolo del carnevale che fugge e si nasconde nel sesso; lo cercano illuminando con un lampioncino le parti basse delle persone che incontrano e gridando: “Giolzi! Giolzi! Ciappadu! Ciappadu!”.

La festa si conclude col rogo di enormi pupazzi nelle vie e nelle piazze del centro della città.

Feste religiose
In primavera, per la Festa di S.S. Pietro e Paolo,
si riapre la cattedrale romanica di San Pietro (1062), che viene raggiunta in barca dai fedeli.
 In estate due appuntamenti di grande impatto, anche in senso scenico, sono la festa dedicata a Santa Maria del Mare, protettrice dei pescatori e la festa dedicata a Nostra Signora di Regnos Altos.

La festa di Santa Maria del Mare - prima domenica di Agosto -
è forse la più sentita dalla comunità bosana; ne sono protagonisti i pescatori e gli agricoltori, cui era originariamente dedicata.
La mattina, dalla chiesa di Santa Maria del Mare, al porto, una processione con il simulacro della Vergine a bordo di una barca da pesca risale il fiume Temo, fino alla cattedrale dell'Immacolata, nel centro storico. La sera il fiume si riempie di imbarcazioni adornate a festa per il rientro della statua nella chiesa d'origine.

La festa di Nostra Signora di Regnos Altos - seconda domenica di settembre - popola i vicoli del quartiere storico “sa costa”, i cui abitanti allestiscono "sos sltarittos" e lunghe e ospitali tavolate. Nel secolo scorso i festeggiamenti avvenivano dentro castello: tutti i devoti si radunavano nella piazza d'armi per la veglia notturna ed i riti religiosi.
Alla cosiddetta "nuina" (i nove giorni di preghiera), i bosani aggiungevano la penitenza di recarsi al castello in ginocchio.
Oggi una processione carica di fascino e toccanti suggestioni percorre gli angoli più antichi e i tesori architettonici più intriganti di Bosa.

La Strada della Malvasia
Flussio (600 ab. – 300 m. s.l.m) Il centro deve forse il suo nome alla abbondanza di rusco (o pungitopo; “frussiu”). Situato vicino al monte Sirone, Flussio confina senza soluzione di continuità con il paese di Tinnura.
La base dell’economia è agricola, ma l’artigianato è fiorente e di buon pregio, soprattutto nel settore del ricamo e dell’intreccio (cestini, canestri e corbule fatti con asfodelo, lentisco, mirto e palma nana).
Domina la viticoltura ed ottimo è il vino che si produce. Proprio qui ha sede la cantina sociale della Planargia che ha creato il vino spumante di Malvasia, vino da dessert molto apprezzato.
La festa di S. Bartolomeo è la più importante del paese e anticamente vedeva correre il palio. Nel territorio sono presenti numerosi nuraghi tra i quali ricordiamo quelli di Giannas e Morcio.

Magomàdas (630 ab. ca.) (toponimo che secondo alcuni significa “pane con uva bianca”, dal greco) è un piccolo centro di origine punica, su una collina che si affaccia su ca 2 Km di coste e spiagge. Un tempo direttamente sul mare, l’abitato fu costretto ad arretrare per le continue incursioni moresche.
Tradizionalmente ad economia agro-pastorale (viticoltura), negli ultimi anni il paese si è aperto al turismo creando una buona ricettività, per lo più di seconde case. Oggi è il terzo centro della Planargia per presenze turistiche (dopo Bosa e Porto Alabe).
La festa principale, in onore di S. Maria del Mare, si celebra in maggio e in agosto. Interessanti nei dintorni i resti del nuraghe Binu Mancu.

Mòdolo (210 ab. – 134 m. s.l.m.) è situato in una verde vallata in cui si coltivano le uve più pregiate per la produzione della Malvasia.
Testimoniano l’insediamento preistorico in quest’area le domus de janas di Silatari e Coronedu ed dai nuraghi di Albaganes e Monte Nieddu.
La festa più importante del paese, in onore di S. Andrea (11 Maggio) e dura 2 giorni.

Montresta - 800 ab. ca. - (monte del grano) è un centro rurale situato a nord di Bosa, nei pressi del monte Navrino (550m.) che la protegge dai venti meridionali.
Deve la sua origine all’insediamento di una colonia di greci (nel 1746), che tuttavia provocò una reazione da parte dei residenti tale da ridurla alla quasi totale scomparsa (nel 1830 del gruppo originario restavano solo due persone).
L’economia essenzialmente agro-pastorale un tempo godeva della presenza della vicina scuola agraria, che oggi ha ridotto la propria attività (selezione e diffusione di riproduttori maschi). 
I festeggiamenti in onore del patrono S. Cristoforo  sono il 28 aprile. Nel territorio si trovano i resti di una chiesa benedettina, presso il santuario della Madonna di Interrios e il nuraghe Badu de Sa Rughe.

Sagama - 300 ab. ca.: “gregge”, sa gama, opp. dal greco sagma, “saio”, “casacca dei pastori”.
I suoi abitanti vivono per lo più di agricoltura e pastorizia in un territorio non molto esteso e per la gran parte pianeggiante.
La campagna ricca di funghi diventa in autunno meta di numerosi appassionati della raccolta.
La festa principale è dedicata in ottobre a S. Angelo. Nel suo territorio si trovano i resti di alcuni nuraghi (Mulineddu e Pascialzu).

Sindia (2200 ab. ), situato ai piedi del monte Rughe, conserva intatta l’interessante chiesetta di S. Pietro (XII sec.); costruita dai cistercensi del monastero di S. Maria di Corte, ne costituiva probabilmente una dipendenza (“grangia”), analogamente alla Chiesa di S. Lorenzo in Silanus.
Tra le numerose testimonianze nuragiche nel territorio spicca per unicità il nuraghe inglobato in una abitazione privata, casa Virdis, situato nel centro del paese e adibito a cantina.
La festa più importante è quella di S. Raffaele e S. Giorgio, la 3° domenica dopo Pasqua. Per l’occasione si corre una entusiasmante "ardia" con spettacolari pariglie a cavallo.

Suni
(1300 ab. – 35 m. s.l.m.) antica “posta” lungo le strade giudicali (come indica il toponimo, derivato di azoni, “custode di cavalli, buoi, asini”), gode al centro della Planargia di una posizione favorevole sia per il clima che per gli spostamenti.
La base dell’economia è sempre stata l’agricoltura unita all’allevamento. Le colture prevalenti sono la viticoltura e l’olivicoltura. Da qualche tempo l’insediamento di una zona industriale ha incentivato alcune attività nel settore tessile.
La felice posizione geografica, tuttavia, spinge con decisione il paese sulla via di un turismo sostenuto da attività produttive a basso impatto ambientale.

Un interessante itinerario turistico (aperto tutto l’anno, con guida plurilingue) offre l’opportunità di scoprire il ricco patrimonio archeologico di tombe dei giganti, domus de janas e nuraghi di quest’area:
il nuraghe complesso di "Nuraddeo" (che, con più di 14 m. di altezza, conserva l’originale svasatura della torre centrale), il nuraghe a corridoio di "Seneghe", la necropoli ipogea di "Chirisconis" (13 domus), nonché la casa museo della tecnologia contadina "Tiu Virgiliu".

Tinnura (400 ab.) questo piccolo centro  (“ricco di giunco”, da tinnia, “giunco spinoso”; oppure “sede del Dio Luna”, da sinnura) basa la sua economia su agricoltura e artigianato.
Si coltivano la vite, soprattutto, e alberi da frutta come ciliegi e fichi. I vini rossi e bianchi sono di buona qualità.
Tra i prodotti dell’artigianato sono da segnalare la cestineria e il pane tipico. La festa principale è dedicata a S. Anna (26 luglio). Nel suo territorio si trovano numerosi siti archeologici e nuraghi tra i quali è importante il nuraghe "Trobia".