IV classificata, nella top 10 della guida blu di Legambiente 2006, Bosa fonda la propria economia prevalentemente sull’artigianato (pelli, il famoso "filet", intaglio del legno, filigrana in oro e argento, corallo), sulla pesca e sulla produzione della Malvasia, infine, da tempi recenti, sul turismo.
Bosa (7.986 ab.), sulla costa Nord-Ovest della Sardegna, è storicamente capoluogo e punto di riferimento della Planargia, zona disseminata di numerosi piccoli centri agricoli.
La morfologia del territorio va dall’ambiente costiero a quello montano, e una natura ricca di specie animali e vegetali fa del territorio di Bosa un’oasi naturale tra le più singolari e affascinanti della Sardegna.
Origine
Vari ritrovamenti, tra cui le domus de janas di Coronedu e Ispilluncas e i nuraghi di Monte Furru, Sesamo e Tiria, documentano che il territorio di Bosa fu abitato fin dalla preistoria.
Secondo la leggenda "Bosa Vetus" sarebbe stata fondata da Calmediafiglia di Sardo, eroe eponimo dei primi abitatori dell'isola.
In realtà l’origine fenicia del borgo è attestata da un’epigrafe (oggi perduta) databile al IX sec. a.C., che documenta l’etnico collettivo "Bs’n" riferito alla popolazione del luogo, ripreso poi come toponimo Bosa da Tolomeo e dall’Itinerarium Antonini.
Del sito fenicio si sa solo che probabilmente si situava in una zona molto prossima alla foce del Temo.
La città romana, invece, sorgeva più a monte, ed è possibile che non sia stato abbandonata neanche durante le incursioni arabe, dato che nel 1062 ebbe inizio la costruzione della Cattedrale dedicata a San Pietro.
Spopolatosi nell'Alto Medioevo per le scorrerie dei saraceni, il territorio passò nell'XI sec. alla famiglia ligure dei Malaspina.
Questi, secondo lo storico G.F. Fara (1543-91), eressero nel 1112 il castello sul colle diSerravalle, presso il quale sorse il primo nucleo dell'attuale centro.
All’inizio del XIV sec., quando la minaccia aragonese si faceva più concreta, Mariano d’Arborea fece del Castello, più volte ampliato e rinforzato, la sua base operativa; tuttavia la fortezza e il borgo sottostante non si fusero in unico centro urbano, mantenendo ciascuno la propria individualità giuridica.
Nel 1330, con la conquista catalano-aragonese, Bosa fu concessa in feudo al catalano Pietro Ortiz.
Nel 1388, acquisita una qualche forma di autonomia comunale, la città di Bosa viene a trovarsi in una situazione giuridica unica nell’isola, potendo partecipare a tutti e tre i bracci, o stamenti, del Parlamento sardo, in qualità di comune libero e militare (in quanto parzialmente posseduto da un feudatario).
Nel 1468 fu infeudata a Giovanni di Villamarì, per poi entrare a far parte del patrimonio regio sotto il sovrano spagnolo Filippo II.
Nel 1499, sottoFerdinando il Cattolico, Bosa diviene una delle 7 città regie dell'isola, con un particolare statuto di autonomia. I privilegi concessi alla città rimasero immutati sino alla riforma dei consigli civici, voluta dai Savoia nel 1771.
Durante il regno sardo-piemontese Bosa fu capoluogo di provincia di Cuglieri dal 1807 al 1821 e nel 1848, quando furono istituiti i comuni, fu inclusa nella divisione amministrativa di Nuoro fino al 1859.
Nella prima metà dell’Ottocento la città si dà un volto dignitoso e, sebbene l’incremento demografico sia debole, si realizzano trasformazioni urbanistiche significative.
Insieme all’acquedotto, infatti, viene realizzata la rete fognante; intorno al 1870 viene costruito un nuovo porto, costituito in pratica da una scogliera che univa l’isola Rossa alla sponda sinistra del Temo.
Anche nel corso del ‘900 la popolazione non aumenta significativamente, ed è proprio grazie alla sua scarsa vitalità che Bosa ha potuto mantenere una fisionomia storica e d’ambiente del tutto sconosciuta in altre città dell’isola.
Tracce storiche La città di Bosa conserva uno dei più bei borghi medievali in Sardegna ed ospita chiese e palazzetti ottocenteschi tali da farne una sorta di “salotto buono” dell’isola. Dell’origine fenicia non rimangono tracce, ma in epoca romana l’abitato si trovava certamente sulla riva sinistra del Temo.
Il rione “sa costa” In seguito alle continue invasioni arabe il borgo viene riedificato sulla riva destra, alle pendici del colle di Serravalle.
Quando (nel 1112) comincia sulla cima del colle la costruzione del castello dei Malaspina e la popolazione inizia a spostarsi dalla zona bassa alla zona protetta dalle mura, inizia a prendere forma il rione “sa costa”; privo di chiese, ad eccezione di quella del castello, l’abitato di pertinenza del feudatario era separato dalla città libera.
Composto da quinte edilizie successive che si uniformano alle curve di livello della collina, il rione medievale mantiene ancora oggi una suggestione storica notevole. Lungo i viottoli acciotolati, interrotti da scalinate in trachite, sorgono le abitazioni, in genere con una stanza per piano e singolari vani sotto roccia; le lunghe file di case a schiera sono orientate a mezzogiorno e disposte a corona, equidistanti dalla torre più avanzata del castello.
Castello di Serravalle Il Castello di Serravalle fu costruito in varie fasi: dapprima (dal 1112) furono realizzate alcune torri del mastio; poi fu ampliata la cinta muraria con alcune torri quadrate (1330 ca.);
seguirono la torre pentagonale e il terrapieno ottagono verso il mare, e fu estesa la cinta muraria a tutto il colle. A fine lavori, un complesso di oltre un ettaro era racchiuso da perimetro murario di 300 m., intervallato da sette torri poligonali e quadrate.
La Torre Maestra (nord), in trachite color ocra chiara, potrebbe essere opera di Giovanni Capula (Architector Optimus) autore poi delle torri dell'Elefante e di S. Pancrazio a Cagliari; probabilmente ospitava il comandante della guarnigione e i suoi uomini.
La Torre merlata Pentagonale (ovest) fu costruita durante la dominazione aragonese (1330) in trachitegrigia, fasciata orizzontalmente da 4 bande di trachite rossa. Magnifico il portale d'ingresso, aperto tra il 1433 e il 1468. Le decorazioni delle facciate, ancora in trachite rossa locale, sono completate da architravi scolpite con basso-rilievi di età spagnola.
Nella piazza d’armi sorge la chiesa di N. S. di Regnos Altos, coeva alla fortezza e in origine dedicata a S. Andrea. Al suo interno nel 1972 è stato scoperto un importante cicloaffrescato. Assai suggestiva la festa della Madonna di Regnos Altos che coinvolge tutto il centro storico
Rione “sa piatta” Uno dei più raffinati spazi urbani della Sardegna, il rione “sa piatta” (corso Vittorio Emanuele) si estende lungo il fiume, a valle di “sa costa”.
Fiancheggiato da alte case sette-ottocentesche con graziosi balconcini in ferro battuto, il corso è più volte interrotto ai lati da archi di accesso alle viuzze adiacenti, anch’esse con la caratteristica pavimentazione in basalto e ciotoli.
La piazzetta con la fontana in marmo è circondata dagli archi del palazzo Delitala e dal settecentesco palazzo Don Carlos. Poco distante, sull'omonimo colle, si trova il convento dei Cappuccini (inizio ‘700).
Vicino al ponte vecchio si trova la cattedrale dell'Immacolata (XII sec.), restaurata nel XV sec. e completamente ristrutturata agli inizi del ‘800. Segue la chiesa del Rosario, con prospetto in stile barocco e una slanciata struttura campanaria sotto la quale è ospitato (dal 1875) l’orologio pubblico con mensola in aggetto; il portale rimanda a forme del tardo rinascimento.
Rione “sas conzas” (Casa Museo Industria Conciaria Bosa) Situate sulla sponda sinistra del Temo, a poca distanza da Ponte Vecchio, Le Conce sono uno dei monumenti ai quali i bosani sono più legati e costituiscono un importante esempio di architettura industriale sarda. Articolati su due piani, gli edifici (ca 27.000 mc.)
si distinguono sia per la loro disposizione a schiera, sia per la semplicità dell’architettura esterna, con la tradizionale facciata decorata in trachite rossa. Sebbene in grave stato di degrado, le conce caratterizzano fortemente l'aspetto della riva sinistra del Temo con la loro architettura modulare e ripetitiva a timpani affiancati.
Al piano terra si trovavano, oltre ad un pozzo e alle presse, le grandi vasche in muratura rivestite in legno per l’immersione delle pelli (proprio l’uso di enormi quantità d’acqua imponeva la collocazione). Una scala di legno conduceva al piano superiore, dove c’erano un piccolo ufficio e le macchine per la rifinitura.
Già nel ‘600 si ha notizia di attività conciarie a Bosa, anche se il periodo di maggiore fioritura risale al ‘800, quando si contano 28 imprese. Col passare del tempo il loro numero si riduce fino alla chiusura dell’ultima, nel 1960. Nel 1989 “Le Conce” sono state dichiarate Monumento Nazionale.
In uno di questi edifici è stato creato il Museo delle Conce, in cui sono esposti, oltre ad antiche fotografie, parte dei macchinari e degli attrezzi usati all’epoca, mentre dove un tempo c’erano le vasche, si trovano una sala cinematografica, e mostre di pittori locali e prodotti tipici.
Le chiese
La chiesa e il convento del Carmine furono completati nel 1779 dai carmelitani, che dal 1606 occupavano la preesistente chiesa di N.S. del Soccorso, presso la porta di S. Giovanni. All’interno sono degni di nota la bellissima bussola lignea e gli altari in chiaro stile barocchetto piemontese.
In posizione pittoresca si trova l’antica cattedrale di S. Pietro, il cui lungo processo costruttivo inizia con la posa della prima pietra nel 1062, mentre l’attuale centro dell'opera viene completato nel 1073.
All’inizio del XII sec. risalgono l’abside, il robusto campanile e parte delle murature laterali con le monofore gradonate.
Alla fine del XIII sec. risalgono il prospetto e una serie di elementi decisamente orientati verso le forme gotiche francesi importate dai monaci cistercensi, che possedevano a Bosa i monasteri di S. Maria di Caravetta e di S. Maria Salvada.
La chiesa di S. Croce, all’interno del centro storico, fu affidata nel 1648 ai fratelli di S. Giovanni di Dio che dal 1644 avevano la gestione dell’attiguo ospedale della Misericordia. Nel XVII sec. l’edificio subì una ristrutturazione di scuola barocca, mentre la facciata originaria ci riporta a un ambito tardo manieristico.
L’attuale chiesa di S. Giovanni Battista al cimitero, di impianto gotico-catalano, deriva dall’ampliamento seicentesco di una chiesa primitiva, forse costruita nel 1122. La facciata a capanna ha un portale ad arco acuto modanato ed un coronamento ad archetti pensili ogivali (XIV secolo).
A Bosa Marina si trova la chiesa di S. Maria del Mare (1686), che unisce forme e stili gotico-catalani ad approssimative forme rinascimentali.
La frazione balneare offre un'ampia spiaggia dominata dalla Torre Aragonese dell'Isola Rossa, esempio di architettura militare del ‘500. Di particolare interesse turistico è la festa di S. Maria del Mare, con una suggestiva processione di barche sul fiume Temo fino al centro storico.
Bellezze naturali
Quello bosano è un territorio nel quale coesistono la gran parte degli ecosistemi della Sardegna, nonché una delle aree di maggiore rilevanza faunistica dell'isola. In uno spazio di un paio di chilometri si va dal mare al fiume e dalla costa alla montagna.
La valle del Temo rappresenta una sorta di elemento di continuità tra la fascia costiera, la città e la riserva naturale della media valle. Caratteristica del paesaggio fluviale è la coltura dell’olivo su entrambe le sponde collinari, così che alle vigorose componenti geografiche naturali si giustappongono le tessiture minute e articolate della campagna abitata.
L'area costiera si frammenta in promontori e insenature pittoresche, come un vero e proprio museo territoriale delle formazioni geologiche.
Parte importante di questo paesaggio di rilievi vulcanici sono la “Riserva naturale di Badde Aggiosu, Marrargiu e Monte Mannu” e il “Parco Biomarino di Capo Marrargiu”.
La riserva è costituita quasi esclusivamente da ecosistemi di compromesso: pastorizia estensiva senza insediamenti permanenti. La vegetazione comprende formazioni di gariga costiera e macchia mediterranea, residui di leccete e praterie montane (zona di Monte Mannu).
Quanto alla fauna, l'area ospita il nucleo più consistente (80%) di avvoltoio grifone su tutto il territorio nazionale (vedi www.entulzubosa.it), oltre a specie come il nibbio reale, l'aquila reale, l'aquila del Bonelli e il falco pellegrino.
Il Parco Biomarino di Capo Marrargiu include il litorale tra la foce del Temo e l'isolotto di Sa Pagliosa. La costa è alta ed incisa da insenature profonde; l'accesso da terra non è sempre agevole. A monte il paesaggio è dominato dalla macchia mediterranea e l’avifauna in questo tratto è molto ricca. Intorno a Capo Marrargiu, suggestivi strapiombi si aprono alla base di splendide grotte, i cui fondali sono caratterizzati da canyons (profondi fino a 50-60 m.) con abbondante fauna ittica e corallo.
Merita particolare attenzione la possibile presenza della Foca Monaca. Il parco ospita infine quasi tutto l’areale mondiale dell’unica specie vegetale esclusiva del Marghine-Planargia: il Limonium Bosanum.
La media valle del Temo e dei suoi affluenti è meno scoscesa. In uno spazio relativamente piccolo, l’ambiente quasi intatto offre una grande varietà di biotopi (fiumi, stagni temporanei, rocce, foreste di sughera e leccio, macchia mediterranea).
Di grande interesse in questa zona sono l’avifauna e i mammiferi (martore e gatti selvatici e cinghiali).
Spiagge I ca. 40 km. di costa di Bosa sono un vero paradiso per gli amanti della natura incontaminata e del mare cristallino: pareti rocciose apicco sul mare e calette riparate dai venti dominanti, immerse nei riflessi verdi e rossastri della macchia, del mare e del tramonto sulle alture basaltiche. Lungo la litoranea Alghero-Bosa, le prime discese a mare si trovano dopo Capo Marrargiu, primo reale arenile di Bosa, poi s'interrompono per ca. 3-4 Km.
Torre Tentizzos diverse baie costituite da più insenature con scogliere lavorate dal vento. Nell'entroterra la macchia mediterranea. L'area è molto estesa e attrezzata per la sosta dei camper.
Spiaggia di Turas si raggiunge da Bosa Marina, percorrendo il lungomare verso sud per circa 1,5 Km. Circa 300 m. di arenile scuro a contrasto con l’azzurro del mare, che è spesso mosso e perciò meta degli amanti del surf.
Spiaggia di S’Abba Drukke (litoranea per Alghero, ca. 3Km da Bosa) dallo sterrato si giugne alle spiagge e al parcheggio. Ingresso (camper inclusi) a pagamento, o libero proseguendo sulla litoranea. Trecalette con sabbia fine e natura selvaggia. Vari servizi (ristoro, bagni, docce).
Spiaggia di Cumpoltittu (litoranea per Alghero, ca 6Km da Bosa) Ingresso libero con parcheggio. Lasciata la macchina, la camminata di 10 minuti, a tratti difficoltosa, è ripagata dalla splendida vista della caletta: mare verde, sabbia finissima, natura.
Spiaggia di Torre Argentina (litoranea per Alghero, 7Km da Bosa) Accesso con auto a pagamento. Una serie di calette e grandi scogli piatti: unpaesaggio quasi lunare. Acqua bassa e limpida. Servizi (bagni, docce, bar e ristoro). Alcuni edifici diroccati testimoniano l’attività delle vecchieminiere di argento e manganese
Cala Managu (litoranea per Alghero) una caletta dominata da un grande scoglio e riparata dal vento. Il percorso per raggiungerla non è sempre agevole (la via migliore è il mare). L’acqua verde e trasparente ne fa il luogo ideale per gli amanti delle immersioni subacquee.
Spiaggia di Capo Marargiu (sulla litoranea per Alghero, 8 Km. da Bosa) L’accesso è libero, ma difficoltoso per le auto. La serie di piccole calette, raggiungibili solo attraverso stretti sentieri nella macchia, sono un luogo ideale per lunghe passeggiate.
Capo Marargiu, con una secca da 5 a 60 m. di profondità, è il punto più suggestivo data la trasparenza delle acque e la ricchezza della fauna marina. Le immersioni richiedono comunque condizioni meteorologiche ottimali, tali da poter scendere su fondali, oltre i 30 m., che per l’abbondanza di vita sono tra i migliori del Mediterraneo.
In un ambiente che lentamente degrada verso il blu, le eruzionivulcaniche hanno creato una serie di fenditure, spacchi e buchi, popolati da saraghi e corvine, gronghi e murene di notevoli dimensioni; abbondanza di echinodermi, molluschi, anellidi, asacoralli e, negli anfratti più nascosti, numerose colonie di corallium rubrium.
Bosa Marina All'ingresso di Bosa, sulla destra, il quartiere di Sas Covas, è un tratto di scogli piatti color verde oliva. Superato il Ponte Nuovo, s'incontra la Torre dell'Isola Rossa, a partire dalla quale si allunga la spiaggia di Bosa Marina.
Sulla strada per Tresnuraghes si trova la spiaggia di Turas. Verso sud troviamo la spiaggia di Porto Alabe con la sua zona residenziale.
Servizi la città di Bosa offre tutti i servizi turistici e di ricettività necessari a trascorrere una piacevole vacanza che unisce il piacere del mare all’amore per la natura incontaminata.
copyright ™ 2010 all right reserved - p.iva: 05187570485