Carloforte: Isola di S.Pietro
(Sulcis)

vedi anche le spiagge di Carloforte


La cittadina, il porto e il dialetto conservano traccia delle origini liguri e le attività, oltre al turismo, ruotano ancora intorno al porto e alla pesca del tonno.

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Le coste dell’isola alternano spiagge e suggestive calette scogliose su un mare azzurro, a contrasto con l’entroterra aspro e fitto di macchia mediterranea.

L’Isola di S. Pietro è il luogo ideale per chi, in estate, vuole godersi il mare e divertirsi e per chi, nelle altre stagion,i vuole vivere l’esperienza del contatto diretto con la natura e l’atmosfera particolari dell’isola.

Posizione geografica:

L’Isola di San Pietro fa parte dell’arcipelago del Sulcis, lungo la costa sud-occidentale della Sardegna. 52 Kmq di superficie, 18 miglia di coste. 7.000 abitanti che durante l'estate raggiungono punte di 40.000 persone.
Si raggiunge in poco più di mezz'ora di traghetto da Portoscuso, vicino a Carbonia, o da Calasetta sull'Isola di Sant'Antioco.
77km. da Cagliari (porto – aeroporto).

Origine:
Enosim per i Punici, Hieracon Nesos per i Greci e Accipitrum Insula (Isola degli Sparvieri) per i Romani, l’isola sembra derivare il suo nome attuale dal leggendario approdo (nel 46 d.C.) dell'Apostolo Pietro.
Pressoché disabitata dopo la caduta dell’impero romano, l’sola affonda le sue radici storiche nell’isola di Tabarca (prospiciente Tunisi) concessa nel 1535 alla famiglia ligure dei Lomellini, Signori di Pegli, per lo sfruttamento dei banchi coralliferi.

La comunità ligure-tabarchina prospera nell’isola fino al 1738, anno in cui le ripetute incursioni dei pirati barbareschi e l'impoverimento dei banchi coralliferi convince una parte di essa a trasferirsi sull’isola di S. Pietro, su invito di Carlo Emanuele III.
In quello che ormai era divenuto una sorta di rifugio dei pirati, inizia la costruzione della cittadina che prenderà il nome dal re. Negli anni seguenti, alterne vicende nell’isola di Tabarca portano a Carloforte un altro gruppo di tabarchini fatti schiavi dal bey di Tunisi e liberati dal re.
Nel 1793 l'isola viene occupata dai francesi con il nome Isola della Libertà; nel 1798 subisce una ben più grave invasione da parte dei pirati barbareschi, che fanno schiavi un migliaio di uomini, riscattati solo nel 1803.

Un altro gruppo di tabarchini, fra quelli fatti schiavi in una seconda incursione algerina e liberati dalla Spagna, viene condotto sull'isola di S. Pablo (al largo della costa spagnola) e dà origine a Nueva Tabarca, che perde tuttavia i contatti con Pegli.
Ottenuti i privilegi di Città nel 1808, il centro prospera grazie al traffico commerciale e nella seconda metà dell‘800, divenuto porto d'imbarco del minerale estratto dai giacimenti sulla costa, gode del periodo di maggior benessere (11000 residenti).

All’inizio del XX sec. l'attività marittima raggiunge il primato tra i porti della Sardegna; arriva l'energia elettrica; fioriscono le officine meccaniche.
Con la crisi delle miniere riprendono le attività tradizionali: pesca, artigianato, attività marittime. Oggi il turismo è la vocazione principale dell’isola.

Tracce storiche:

La presenza di resti nuragici sull’isola dimostra che questa civiltà non era, come si è a lungo ritenuto, incapace di attività marinare.
Quanto ai Romani, nel 1878 fu rinvenuta un'intera necropoli che fa supporre l'esistenza di una stazione militare.
Del XIII sec. resta la chiesetta dei Novelli Innocenti (o di S. Pietro), costruita a ricordo del naufragio in occasione della Crociata dei Fanciulli (1212).
Il centro storico è la vera testimonianza dei quasi tre secoli di vita di una città che tuttora reca l’impronta inconfondibile della sua origine ligure: nella parte alta, con i suoi angoli caratteristici, nel lungomare Battellieri, con il monumento a Carlo Emanuele III e i palazzi settecenteschi e ottocenteschi edificati nel periodo in cui si espanse oltre le mura

Nel primo periodo di colonizzazione (XVIII sec.) le uniche costruzioni in muratura erano la Casa del Duca (l'attuale museo), e le mura di cinta fortificate. Del 1767 è il Forte San Vittorio fatto costruire in onore del Re Vittorio Amedeo II dal Duca di San Pietro: (oggi la costruzione é adibita ad Osservatorio Astronomico).

Al 1775 risale invece la costruzione della Chiesa S. Carlo Borromeo, gioiello d'architettura, sebbene copia della parrocchiale di Pegli.

Nel 1806, a seguito delle invasioni subite, inizia la costruzione di sette fortini collegati da alte mura, per la difesa del paese. Nella zona del Castello sono ancora visibili alcuni fortini e le antiche mura di cinta.

La chiesa della Madonna dello Schiavo deriva il proprio nome dalla statua lignea (in effetti una polena perduta da una nave) trovata sulla spiaggia da uno degli abitanti di Carloforte durante la prigionia in Tunisia.

Al 1906 risale invece la costruzione delle dighe del porto.
Un discorso a sé meriterebbero le tonnare, la cui attività si può ricostruire osservando i reperti nel museo civico Casa del Duca e il villaggio della tonnara dell’Isola Piana (v. sotto).

Bellezze naturali:
Dal punto di vista naturalistico quest’isola di origine vulcanica è un ambiente straordinario. Inserita in un paesaggio spettacolare di terre e acque incontaminate ospita rare specie botaniche e avifauna protetta, ed è nota ai geologi perché il nome delle rocce commenditi deriva dalla zona in cui sono state classificate per la prima volta.
L’interno è un alternarsi di macchia, pinete, vigneti e sentieri immersi nel verde, habitat ideale di una flora che comprende oltre 500 specie, fra cui il pino d’Aleppo, la palma nana, le orchidee spontanee ed il raro Astragalus maritimus moris (relitto esclusivo dell'isola di S. Pietro).

 


La ricchezza faunistica è costituita principalmente dagli uccelli. Nelle scogliere nidificano numerosi rapaci tra cui gheppi, poiane e il falco della regina (dalla Giudicessa Eleonora D'Arborea, che per prima lo inserì tra le specie protette nella Carta De Logu).
Gli stagni ospitano specie come l'avocetta, il cavaliere d'Italia e, tra le specie migratorie, l'airone cenerino, il martin pescatore e il fenicottero rosa.
L'Oasi della Lipu (236 ettari nella parte Ovest dell'isola, con 6,6 Km di costa) si presenta come una selvaggia piattaforma rocciosa a picco sul mare, alta fino a 130 metri, incisa da profonde insenature (Cala Vinagra e Cala Fico) e da canali fino al mare.

Tra le località interessanti: Bacino di Nasca, bacino situato a Nord, che un tempo forniva l'acqua al paese di Carloforte; lo stagno di Calavinagra (asciutto in estate) e la pineta adiacente; il Becco, zona mineraria in disuso, che un tempo ospitava un piccolo villaggio di minatori sulla costa a strapiombo sul golfo; le saline, a fianco del centro abitato, in disuso ormai da anni, e proprio perciò habitat di svariate specie di uccelli, compresa una colonia di fenicotteri.

Da maggio a giugno si può assistere in barca all’antichissima mattanza del tonno (spettacolo alquanto cruento) alla tonnara in località La Punta (isola Piana).

Le spiagge dell'isola