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Pubblicato da sarda sopra 7 Gennaio 2020
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Il Carnevale di mamoiada, la maschera dei mamuthones e Issohadores

Il carnevale di Mamoiada è uno degli eventi più celebri del folclore sardo.

Le maschere tradizionali di questo carnevale sono i “mamuthones” e gli “issohadores”, che fanno la loro apparizione in occasione della festa di Sant’Antonio, tra il 16 e il 17 gennaio, poi la domenica di carnevale e il martedì grasso.

Le origini del carnevale di Mamoiada, conosciuto anche come “la danza dei mamuthones”, sono oscure; molte sono le ipotesi che sono state avanzate, nessuna effettivamente dimostrabile.

statua ingresso mamoiada

Secondo alcuni, il rito risalirebbe all’età nuragica, nato come gesto di venerazione degli animali, per proteggersi dagli spiriti del male o per propiziare il raccolto.

I “mamuthones” e gli “issohadores” sono le tipiche maschere del carnevale di Mamoiada in Sardegna.

Sono due figure diverse per abbigliamento e movenze, ma nella rappresentazione svolgono lo stesso ruolo.

L’intera comunità è coinvolta nella preparazione delle maschere, data l’importanza dell’evento e del risultato.

Il “mamuthone”

il volto è coperto dalla maschera lignea nera (“sa visera”), fissata con cinghiette di cuoio, il capo è avvolto in un fazzoletto femminile, mentre il corpo è rivestito di pelle di pecora nera o bianca (“sa mastruca”).

Sulle spalle il mamuthone porta una gran quantità di campanacci sistemati in modo particolare (“sa garriga”).

Vari sono i legni impiegati oggi (anticamente si usava il pero selvatico) per intagliare le maschere che poi vengono annerite: fico, ontano, olmo, castagno, noce.

Lo “Issohadore”

è una maschera complementare a quella del “mamuthone”.

Il suo abbigliamento (“veste’e turcu” – vestito da turco – per gli anziani di Mamoiada) attualmente prevede: la “berritta” sarda nera legata al mento con un fazzoletto variamente colorato, i larghi pantaloni e la camicia di tela bianchi, le sopraccalze di lana nera e il corpetto rosso del costume tradizionale maschile; a tracolla porta una cinghia in pelle e stoffa corredata di piccoli sonagli; legato alla vita, con un lembo sciolto lungo la gamba sinistra, uno scialle, o ampio fazzoletto con bellissimi ricami colorati.

Ultimamente è stato ripristinato l’uso della “visera crara”, una maschera chiara dai lineamenti fini, da alcuni indicata come “maschera de Santu” (o “de Santa) e da altri come “maschera limpia” (pulita o semplicemente bella).

Il carnevale mamoiadino

A Mamoiada si usa dire che “senza mamuthones e issohadores non c’è carnevale”: la loro esibizione è l’evento più importante, il simbolo del Carnevale, e al tempo stesso allegria e auspicio di tempi propizi.

Questa “processione danzata” (come la definì l’etnologo R. Marchi negli anni ’40) non ricorda certo un’esibizione carnascialesca: la compostezza e il silenzio dei partecipanti, il loro incedere ordinato e solenne, il passo cadenzato e ritmato dal suono dei campacci scossi sulle spalle, tutto l’insieme rimanda piuttosto all’atmosfera del rito religioso.

La sfilata, dal pomeriggio fino a tarda sera, richede una notevole quantità di energia, dato il peso delle “garrigas” sulle spalle.

Vuoi per il fatto che le cinghie dei campanacci comprimono il torace, vuoi perché il digiuno (come negli antichi misteri) fa parte del rito di preparazione, i mamuthones e gli issohadores mangiano e bevono poco prima del corteo.

Composizione della sfilata

Il gruppo della sfilata, composto tradizionalmente da 12/14 mamuthones e 8/10 issohadores, avanza in modo assolutamente preordinato:

i mamuthones, rigorosamente disposti su due file parallele, incedono lentamente, cadenzando il passo con forti colpi di campanacci, mentre gli issohadores, disposti come per proteggere il gruppo in avanguardia, retroguardia e all’esterno delle file, si muovono rapidissimi in ogni direzione, lanciando la fune (“soha”) verso il pubblico per catturare nuove prede.

Le due figure, caratterizzate sia dal diverso abbigliamento che dal modo di muoversi, si esibiscono contemporaneamente.

Questa sorta di corteo procede lento, imponente, inarrestabile, ed esercita sui presenti una grande suggestione, quasi un fascino ipnotico.

I movimenti

Il passo dei mamuthones è ovviamente diverso da quello degli issohadores, ma non discordante.

Il passo lento e cadenzato dei primi è in qualche modo un movimento obbligato, dovuto al peso delle attrezzature e alla necessità di far risuonare tutti i campanacci.

Ogni lento passo del mamuthone, cadenzato dal suono dei campanacci sulla schiena, scossi con una sorta di saltello e di rotazione delle spalle (una volta a destra e una volta a sinistra), viene eseguito in perfetta sincronia col resto del gruppo, in modo tale da produrre un unico imponente frastuono all’unisono.

La ripetizione della cadenza viene interrotta dopo un certo numero di passi da una serie di tre piccoli salti e relativi clangori delle “garrigas”.

Gli issohadores, al contrario, si muovono con passi agili, leggeri e veloci, pur mantenendo la posizione nel corteo, e lanciano di tanto in tanto “sa soha” (il laccio) all’esterno del gruppo per catturare il prescelto tra la folla, che viene delicatamente tratto verso il corteo.

La bravura dell’issohadore sta proprio nel riuscire a catturare le “prede” con questa originale fune di giunco intrecciato.

“Sa soha”, infatti, essendo molto più leggera, è molto più difficilmente governabile delle tradizionali funi di pelle o canapo e rende molto più impegnativi il lancio e il centro dell’obiettivo; perciò solitamente viene bagnata prima della sfilata.

Durante questi movimenti gli issohadores possono scambiare qualche parola con la gente che li circonda, mentre i mamuthones restano muti per tutto il percorso della processione.

sa soha

Se volete ulteriori informazioni su Origine del nome e significato della parola mammuttones – mammutones potete leggere il seguente pdf  presente su Mamoiada.org

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